meditare sulla morte

Quando si parla di morte, spesso si storce il naso e si preferisce non pensarci, evitando quel sentimento di angoscia che ne potrebbe derivare. Uno dei miei autori preferiti, Anthony De Mello, parla del pensare alla morte come esercizio di meditazione in un capitolo di uno dei suoi famosi libri. Padre gesuita indiano, psicoterapeuta e scrittore, scomparso nel 1987, De Mello parla al pubblico con un linguaggio semplice ed efficace, spesso molto diretto, riuscendo a comunicare alla gente concetti come la "spiritualità" con grande chiarezza e sottolineando l'importanza dell'esperienza diretta contrapposta all'asettica informazione, che riguarda solo un processo conoscitivo mentale. Per questo nei suoi seminari e nei suoi libri, propone una vasta gamma di esercizi, specie di meditazione, atti ad aumentare il livello di consapevolezza dell'individuo. Vi lascio quindi ad assaporare le parole di questo grande uomo
«Ho detto spesso alla gente che il modo per vivere realmente è morire. Il passaporto per la vita è immaginarsi nella tomba. Immaginatevi di giacere nella bara, in qualsiasi posizione. In India li mettiamo nella cassa a gambe incrociate. Talvolta vengono portati al luogo della cremazione in quel modo. Altre volte, però, sono stesi. Quindi, immaginatevi distesi, morti. Ora, osservate i vostri problemi da quel punto di vista. Cambia tutto, non è vero?
Che bella meditazione. Fatela ogni giorno, se ne avete il tempo. È incredibile, ma diventerete più vivi. Uno dei miei libri, Sorgenti, contiene una meditazione di questo tipo. Si vede il corpo decomposto, poi le ossa, poi solo la polvere.
Ogni volta che parlo di questo, la gente dice: "Che schifo!". Ma cos'è che fa tanto schifo? È la realtà, per l'amor del cielo! Tuttavia molti di voi non vogliono vedere la realtà. Non volete pensare alla morte.
La gente non vive. La maggior parte di voi non vive, mantiene soltanto in vita il suo corpo. Questa non è vita. Non vivete finché non vi importa un fico secco se vivete o morite. A quel punto, iniziate a vivere. Quando siete pronti a perdere la vostra vita, la vivete. Ma se proteggete la vostra vita, siete morti.
La gente pensa erroneamente, che vivere equivalga a mantenere in vita il corpo. E dunque amate il pensiero della morte, amatelo. Tornate ad occuparvene, una volta dopo l'altra. Pensate alla meraviglia di quel corpo, di quello scheletro, di quelle ossa che si sbriciolano finché non rimane che una manciata di polvere. Da quel momento in avanti, che sollievo, che sollievo! Probabilmente alcuni di voi non sanno di cosa sto parlando, a questo punto: avete troppa paura per pensarci. Ma è un tale sollievo poter guardare alla vita da quella prospettiva.
In alternativa, visitate un cimitero. È una esperienza davvero splendida e purificatrice. Guardate un nome e dite: "caspita, è vissuto tanti anni fa, due secoli fa; deve aver avuto tutti i problemi che ho io, molte notti insonni". Che follia: viviamo per un tempo tanto breve.
Un poeta italiano diceva: «Ognuno sta solo sul cuor della terra, / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera». È solo un raggio di sole, e noi lo sprechiamo.
Lo sprechiamo con la nostra ansia, le nostre preoccupazioni, i nostri crucci, i nostri fardelli.
Ora, mentre fate questa meditazione, potreste arrivare soltanto a raccogliere delle informazioni, ma potreste anche raggiungere la consapevolezza. E in quel momento di consapevolezza, siete nuovi. Almeno per tutta la durata di quell'attimo. Allora saprete la differenza tra informazione e consapevolezza.»
"Messaggio per un aquila che si crede un pollo", Anthony De Mello, ed. Piemme